Corporeità e comunicazione interculturale. Una nuova definizione di linguaggio del corpo.

Testo di Roberta Rio – Villach 2012

Il corpo, la parola, il linguaggio del corpo.

Tre grandi argomenti, interconnessi tra loro, che quando vengono affrontati dal punto di vista dello scambio tra esseri umani di cultura diversa, diventano ancora più complessi e affascinanti di quanto non lo siano singolarmente.

Da bambini impariamo a parlare lungo un arco di tempo che coincide in gran parte con quello dello sviluppo del sistema motorico. In questa fase avviene l’apprendimento della nostra lingua madre ed è auspicabile, proprio in questa fase, l’apprendimento di altre lingue straniere. Nel momento in cui lo sviluppo del sistema motorico giunge a compimento, risulta via via più difficile imparare una lingua diversa da quella natia.

Da questa breve premessa si evince che la parola e il corpo, in particolare il corpo in movimento, sono intimamente uniti.

La parola è un mezzo di scambio.

Nasce dall’esigenza dell’uomo di esprimere e condividere con altri i propri pensieri, idee, sentimenti, emozioni. E’ uno strumento per entrare in relazione, uno strumento che può unire o dividere al tempo stesso.

Ma la sola parola non è la comunicazione.

Alcuni studi dimostrano che solo una minima parte della comunicazione è di natura verbale. Significa che gran parte dei messaggi che noi inviamo all’esterno sono di natura non verbale e, talvolta, di essi non siamo neppure coscienti.

Un ruolo fondamentale nella comunicazione viene svolto dal corpo.

Che cosa comunichiamo al mondo che ci circonda attraverso la postura, i gesti, le espressioni del volto, la voce, lo sguardo, le distanze fisiche che mettiamo tra noi e gli altri?

Dalla congruenza tra i messaggi verbali e non verbali deriva la nostra credibilità, il nostro essere autentici e l’efficacia della comunicazione.

Si può fare molto per “educare” l’espressione verbale e asservirla agli scopi che vogliamo raggiungere, ma se questo lavoro viene sviluppato in maniera non complementare al corpo, perderà in autenticità e anche la “parola perfetta” potrà essere abbattuta da un semplice gesto. Delle due espressioni comunicative, infatti, quella che percepiamo automaticamente come “vera” è quella trasmessa dal corpo. Celebre è il detto: “il corpo non mente”.

E’ un tipo di percezione non razionale e che avviene ad un livello più profondo di quello sul quale viaggia la comunicazione verbale.

In ambito internazionale, tutto questo si complica, non solo in termini linguistici, dove numerosi sono i rischi di non comprensione, ma anche e soprattutto in termini di espressioni non verbali, giacché esse sono spesso frutto del diverso condizionamento culturale a cui siamo stati sottoposti.

L’inizio di questo viaggio di scoperta parte dall’osservazione. Viene allenata la capacità di ascolto di se stessi e degli altri. La complessità ma anche lo stupore delle scoperte che si possono fare con questi primi passi portano già come risultato ad un atteggiamento di tolleranza nei confronti del prossimo e del diverso.

Questo libro nasce dall’esperienza personale.

Da esperienze di vita che mi hanno permesso e mi permettono quotidianamente di confrontarmi con altre culture e altre lingue. Da una particolare “attenzione” al corpo fisico e predisposizione a osservarne e comprenderne i messaggi.

E naturalmente dai seminari condotti su questo tema ove attraverso esercizi, momenti di condivisione, l’osservazione e lo studio – talvolta anche la messa in pratica di alcune teorie esistenti in quest’ambito – ho raccolto dati e informazioni che hanno contribuito alla stesura di questo testo.